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iN UN MONDO DI PRODOTTI DA DISCOUNT E DA DISCOUNT DELL'aRTE,
LA mOTHERfUCKaRT SI PROPONE L'IDEA DI DIFFONDERE PUBBLICAZIONI E PROMUOVERE EVENTI CHE SMASCHERINO L'APPARENTE SOSTANZA DEL PRODOTTO aRTISTICO E NON,
ALFINE DI PERMETTERE ALL' uOMO-cHIUNQUE DI APPROPRIARSI DELLA SOLENNE FRIVOLEZZA DELLA FORMA E DI RENDERSI aTTORE-aRTISTA-aRTEFICE DEL PROPRIO DESTINO.
vIVA L'aRTE CON L'a MINUSCOLA. vIVA LA vERITÃ .
eSPRIMERSI.
nONOSTANTE TUTTO. nONOSTANTE TUTTI

rispondo:
veramente la speranza era ed è che potesse_possa essere preso in considerazione un principio, uno spunto particolare per una riflessione più ampia. in definitiva il vino è solo uno strumento o un veicolo (mi piace l’idea di mutamento_evoluzione che un oggetto in continuo movimento offre rispetto al panorama che degenera intorno), e non andrebbe confuso col fine. chi ancora da adulto si preoccupa che un certo contenitore sia colmato esclusivamente con i contenuti per cui è stato all’inizio pensato, come fosse un bambino alle prese coi giochi d’incastri, oltre a rimanere ancorato ad una psicologia dell’età regressiva non coglie la profondità del pathos artistico; che fortunatamente si sgancia da una visione puramente geometrica di un’ipotesi (oltrettutto umana con quel che ne consegue), proponendo tesi le quali se di valore assoluto finiscono con l’essere accettate come assiomi. quindi si torna indietro, verso quegli archetipi base che almeno teoricamente dovrebbero permetterci la rivelazione del sé. è scontato che per poter tornare indietro si debba prima andare avanti, e che per poter andare avanti si necessiti del mezzo che permetta lo spostamento. ora dal mio punto di vista scegliere le proprie gambe come mezzo medesimo è limitativo, ma più ancora è da limitati (vedi sopra). se cerco me stesso è perché in me stesso non mi sono trovato, dunque se insisto in una ricerca che utilizzi come fulcro qualcosa che mi appartenga intimamente il fallimento è pressoché certo. per uscir di metafora qualcuno di noi in un dato momento sarà stato toccato da una passione (intimamente) travolgente, da uno di quei moti dello spirito (ma pure del corpo) che abbia fornito l’illusione d’essere la madre di tutte le carezze. può quindi finire che ci si occupi di modellismo, motociclette, body building, di pornografia o semplice sarcasmo durante i rapporti sociali, come di musica ad esempio, non importa cosa ma il come, tanto meglio se si abbia la rara fortuna di poter far coincidere il tutto col proprio lavoro. prendiamo proprio la musica comunque. quando si decide di occuparsi di questa (solo per fare un esempio) è come se incastrassimo il primo cubo nel posto ad esso riservato. fin qui niente di male. poi crescendo ed avendo imparato che il cubo non può essere infilato nello spiraglio del parallelepipedo possiamo decidere che lo stesso pezzo ci garbi comunque se appoggiato altrove, magari sulla nostra scrivania. forse è colorato ed ha un disegno che ci piace ammirare se lasciato in vista. quello che voglio dire è che è normale che il cubo finisca almeno all’inizio nel suo utero speculare, ma una volta intuita la nascita della vita dall’incontro tra maschio e femmina posso studiarla in tutte le sue forme extra-cubo, come quelle di cilindro e piramide, o come in quelle di chi scelga di stare distante in un angolo, ma non per questo possiamo sostenere che non sia più in vita. insistere con la passione per i cubi è quindi la vera alienazione, come lo è insistere in maniera dittatoriale sulla prima (o acerba) passione sviluppata, comunque si chiami. come la musica sul piano armonico ha il dono d’essere in continuo movimento, così fa il vino, il quale per di più difficilmente è riconducibile a sicure leggi matematiche che ci possano garantire la ripetizione costante di un certo risultato (se escludiamo la parte falsa dell’enologia moderna, di cui si dovrebbe parlare a latere). anche il vino quindi, anzi soprattutto il vino se si è disposti al suo sincero ascolto, è in grado di ricondurci alla rivelazione del sé, per le qualità che ho appena citato, e perché come pochi altri elementi rispetta il principio di progressione_evoluzione necessario per andare avanti e ripercorrere una strada a ritroso (come precedentemente detto). ritornando all’armonia, chiunque è in grado in qualsiasi momento di accertarsi sulla veridicità di una frase melodica. potrà abbandonarla per decenni, ma se si rivolgerà nuovamente ad essa la ritroverà intatta nella forma che gli è propria. pertanto non avrà nulla di più da imparare di quanto già non abbia conosciuto in passato. intanto lancio la sfida a diventare contadino con la stessa facilità con cui oggi si diventa chitarristi; in ogni caso provate a vinificare i vostri grappoli nell’arco anche di soli pochi anni e vi accorgerete quanto sia sottile la soglia che separa il vignaiolo stagione per stagione, mese per mese, giorno per giorno e perfino secondo per secondo dalla salvezza quanto dalla disperazione. quest’uomo nei suoi gesti indeterminati e lontani dalle folle, è il vero eroe per come distortamente viene trasfigurato un qualsiasi dandy del palco. io stesso ho cominciato con la musica, e tutt’ora non biasimo (se non scherzosamente) chi persevera in questa univoca direzione. tuttavia, almeno per quel che mi riguarda, c’è stato un momento in cui ho smesso di riconoscermi, nel tentativo fasullo di plastificare me stesso in uno schema che nella sua ricorrenza avrebbe dovuto fornirmi improbabili certezze. quando mi guardo vedo un uomo privo di significato, dai lineamenti insipidi. non un uomo brutto canonicamente detto, ma un soggetto senza una storia che possa pensare d’essere riscritta e migliorata, o almeno interpretata. un individuo con le tenaglie e i bulloni inchiodati al posto delle mani e degli occhi, ostinato ad incastrare cubi nei cubi finché siano quest’ultimi ad afferrare delle dita ormai inermi e a trascinarmi in uno spazio che una volta ricoperto perfettamente da tutte le sei facce non avrà più angoli disponibili al pensiero creativo. mi sono spostato, per quanto l’immagine corporea che tutt’ora rifletto non m’appartenga, così come il pensiero debole che mi fa eco nelle orecchie. è solo un percorso, ma quello che porta al vino può come qualunque altra dedizione essere fatto di storia, di cultura di un intero popolo o di un singolo villaggio, di rivoluzione o conservazione, del proprio vissuto e delle conseguenze che questo determinerà nella valutazione degli elementi, di vittorie e sconfitte degli uomini che stanno dentro e fuori le bottiglie che si mettono sul tavolo a volte con colpevole disinvoltura, che si offrono in dono; di condivisione e gioia come di sorda solitudine, di conoscenza di miti antichi difficilmente resuscitabili, passi avanti lontano da se stessi e interminabili ritorni al piacere del dolce che per primo abbiamo conosciuto. alla complessità delle cose, al loro concedersi talvolta lentamente, all’apatia, alla vigliacca neutralità della maggior parte delle scelte, al coraggio di una decisione importante, alla vita prima e dopo la morte, alla vita durante la vita.
quello che mi piacerebbe è che prima o dopo l’intelligenza delle persone cominciasse a svilupparsi un poco anche in orizzontale, riconoscendo come patrimonio di tutte le passioni il valore della scoperta. finalmente vedremmo nascere davvero validi Musicisti e Poeti e non solo sedicenti tali. e poi artigiani, insegnanti e genitori, modelli d’esempio. ma soprattutto persone migliori.
proseguono le allegre inculate d'oltralpe e non solo, ma fortunatamente ogni tanto qualche gentile amico prestandoci le natiche paga alla cassa e noi si critica lasciando il puffo. è il caso dell'AOC Sauternes 2004 Chateau Guiraud 1er Grand Cru Classé (peraltro), amministrativamente rientrante nel bordolese di cui abbiamo già parlato, e il cui assaggio pone le basi dello sviluppo ontologico sulla seguente domanda: perché un fetido ed inelegante sauternes che sappia di straccio bagnato dovrebbe indurci a considerar onesta una spesa di cinque volte tanto rispetto ad ottimi malaga ed altrettante albane di romagna? riflettendo così sull'ingiustizia del mondo ecco che alla radio mi capita d'imbattermi giustappunto sulla più attuale delle discussioni dopo il sondaggio lanciato tempo addietro proprio da questo blog (ovvero: approvereste il taglio di entrambi i pollici a sergio cammarriere?) ovvero2: la certezza della pena. detto che se dipendesse da me da domani certamente cammarriere tutto potrebbe fare men che l'autostop, non riporto qui ed ora i dettagli della questione radiofonica, ritenendo la questione in sé irrilevante ai fini del ragionamento, volendomi concentrare direttamente sul principio: stabilito che la condanna vada scontata fino in fondo e siamo tutti d'accordo, è lecito indurre il diritto a ritenere legittima l'indignazione della vittima al punto che il diritto stesso sia tramutabile in qualcosa che possa esser considerato tale per una sola delle parti? (carnefici e vittime). e la pena non dovrebbe in ogni caso mirare alla riabilitazione del carnefice? e quando abatantuono commentando l'acquisto da parte della fiorentina di edmundo detto "o animale" sosteneva che se compri "o embriaco" poi non ti devi lamentare se beve, non aveva forse ragione? e se la pena è gestita attraverso il solo principio della condanna, e il carnefice è accompagnato a priori da bestia nei giorni dell'espiazione , è poi giusto lamentarsi se il medesimo possa nella migliore delle ipotesi esser rimasto uguale a se stesso? (considerando quindi socialmente la non tramutazione in belva come un lusso). un'albana ben fatta non trasformerà sempre un animale in sommelier, inducendolo ad assaporare ed ascoltare anziché ingollare ed imporre, ma certo non può far peggio di un oneroso sauternes scadente. ecco perché chateau guiraud dovrebbe contribuire producendo vini migliori e magari contemporaneamente facendoli pagare men della metà. e come sempre tutto torna.
ma com'è bello il vino...rosso rosso rosso...bianco è il mattino...sono dentro a un fosso...e in mezzo all'acqua sporca...mi godo queste stelle...questa vita è corta...è scritto sulla pelle...ma com'è bello il vino..bianco bianco bianco...rosso è il mattino...sento male a un fianco...vita vita vita...sera dopo sera...sfuggi tra le dita...spera, mira, spera...
da "il vino" 1971
http://quellochemanca.splinder.com/post/16137392 (versione originale)
http://www.youtube.com/watch?v=grTu1cw2pfA (cover eccelsa dei La Crus risalente a prima della loro conversione al meretricio)
http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Ciampi (biografia)
http://www.bielle.org/Artisti/ciampi.htm (unofficial)
http://www.youtube.com/watch?v=a33Fa78zK5w&feature=related (piero ciampi dal vivo "tu no")
si fornisce lista mensile di vini sembrati buoni, talvolta ottimi/eccellenti, mediamente reperibili nei market ed acquistabili a cifre inferiori ai 10 €. spesso saranno giudicati vini ben fatti dal punto di vista tecnico, ogni tanto e per fortuna avranno pure dimostrato di possedere un'anima nonostante il prezzo contenuto. sul valore espresso verso le bottiglie considerate si tratta (ovvio) di un'opinione, in quanto tale non v'è pretesa di controfirma dalle schiere angeliche. chi la pensasse diversamente sarà paziente, lo invito con piacere a lasciare un commento o a scrivere (le mie giornate van riempite). sul tema invece se la soglia di 10 sacchi per una bottiglia valida (che bevuta con moderazione può durare almeno 3gg) sia o meno un prezzo contenuto, ho le idee chiare. in caso contrario riflettete su quanto si è disposti a spendere al giorno per brasarsi i polmoni. i voti (a titolo di parametro) sono espressi da O a OOO con dei + di merito, unitamente a quelli in 100esimi per sottolineare le sfumature in ordine di punteggio. ogni O equivale a un testicolo umano: ci sono uomini senza, uomini con uno che è meglio di senza, uomini con due (già abbastanza fortunati) e uomini con tre, cioè quelli che siamo soliti definire: con i “coglioni”. spesso nonostante la sovrabbondanza non sono questi ultimi a cui gira sempre tutto bene nella vita, ma quasi sempre sono quelli con l'anima che anche noi desidereremmo avere. naturalmente sono più rari. quando non incasina il layout di 'sto blog del minchia, si pubblica l'etichetta migliore. buona lista.
legenda: O (vini buoni)_OO (vini ottimi)_OOO (vini eccellenti). sotto i 70 si va in pasto ai pesci.
Alcol Bianco
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2006 Classico Superiore_Pievalta (Barone Pizzini)_O (76/100)
spicca l'alcolicità (difetto), mentre è carente in freschezza. retrogusto amarognolo non proprio piacevole; tuttavia in generale vino "buono" anche se non da ricordare.
Sicilia Igt Grillo 2005 "Cent'are Duca di Castelmonte"_Pellegrino_O (76/100)
della linea Duca di Castelmonte ricordiamo l'eccellente Nero d'Avola. purtroppo il grillo parte bene con un ottimo aspetto e buoni profumi di fiori bianchi e vaniglia delicata, freschi e fragranti, ma subito dopo esce troppo accentuata l'alcolicità; la stessa la si ritrova disarmonicamente più forte in bocca, penalizzando un vino che senza quest'unico difetto sarebbe da 83.
Alcol Rosso
Teroldego Rotaliano Doc 2004 Riserva_Mezzacorona_OOO+ (93/100)
eccellente equilibrio di tutte le sensazioni, esprime profumi e sapori fruttati, maturi, pieni e fini, il tutto ad un prezzo assolutamente accessibile: the best!
Salento Igt Primitivo 2005 "Sasseo"_Masseria Altemura (Zonin)_ OO (81/100)
non scrissi i dettagli. lo ricordo asciutto e sopra la media.
Beaujolais-Villages Aoc 2005 (Francia)_Georges Duboeuf_OO (81/100)
meno rinomato dei cugini bordolesi di pari categoria assaggiati ultimamente, questo gamay 100% costa meno, è più fine ed anche più profondo, eppure (tipicamente) fresco. denota una propria personalità. sebbene molti lo condiderino un distretto a se, amministrativamente il beaujolais è un sottodistretto della borgogna.
Rosso di Torgiano Doc_Lungarotti_O (77/100)
sangiovese e canaiolo. rosso rubino di buona vivacità, buona qualità dei profumi e sapori, ma tutto rimane ad un livello medio. vino comunque da buon pasto. lungarotti assai famosa è per la versione riserva "Vigna Monticchio", che però costa 5 volte tanto: vedremo se li vale davvero.
Danè in pasto ai pesci
sto mese va di lusso, o forse solo perché s'è comprato meno.
tiè.
redbaron1991@gmail.com
si fornisce lista mensile di vini sembrati buoni, talvolta ottimi/eccellenti, mediamente reperibili nei market ed acquistabili a cifre inferiori ai 10 €. spesso saranno giudicati vini ben fatti dal punto di vista tecnico, ogni tanto e per fortuna avranno pure dimostrato di possedere un'anima nonostante il prezzo contenuto. sul valore espresso verso le bottiglie considerate si tratta (ovvio) di un'opinione, in quanto tale non v'è pretesa di controfirma dalle schiere angeliche. chi la pensasse diversamente sarà paziente, lo invito con piacere a lasciare un commento o a scrivere (le mie giornate van riempite). sul tema invece se la soglia di 10 sacchi per una bottiglia valida (che bevuta con moderazione può durare almeno 3gg) sia o meno un prezzo contenuto, ho le idee chiare. in caso contrario riflettete su quanto si è disposti a spendere al giorno per brasarsi i polmoni. i voti (a titolo di parametro) sono espressi da O a OOO con dei + di merito, unitamente a quelli in 100esimi per sottolineare le sfumature in ordine di punteggio. ogni O equivale a un testicolo umano: ci sono uomini senza, uomini con uno che è meglio di senza, uomini con due (già abbastanza fortunati) e uomini con tre, cioè quelli che siamo soliti definire: con i “coglioni”. spesso nonostante la sovrabbondanza non sono questi ultimi a cui gira sempre tutto bene nella vita, ma quasi sempre sono quelli con l'anima che anche noi desidereremmo avere. naturalmente sono più rari. quando non incasina il layout di 'sto blog del minchia, si pubblica l'etichetta migliore. buona lista.
legenda: O (vini buoni)_OO (vini ottimi)_OOO (vini eccellenti). sotto i 70 si va in pasto ai pesci.
aprile 2008
Spumanti
Vino Spumante Brut "Pinot di Pinot" _Gancia_OOO (82/100)
metodo martinotti. pinot nero e grigio. fresco, leggero, pulito.
€ 0-7
Vino Spumante "Blanc de Blancs"_G.P. Chenet_Francia_OOO (75/100)
chardonnay 100%. abbastanza neutro in tutte le componenti
€ 0-7
Vini Bianchi
Vermentino di Sardegna Doc 2006 "Cala Silente"_Cantina Santadi_(71/100)
profumi intensi ma non fini. ricorda esageratamente uno chardonnay da copertina
€ 0-7
Vini Rossi
Salento Igt Primitivo 2003_Mocavero_ OOO (92/100)
primitivo 100% da vigneti di 35 anni. eccellenti tutte le sensazioni. grandi aromi terziari. the best!
€ 7-10
Primitivo di Manduria Doc 2005_Cantine Pervini (Racemi)_OOO (77/100)
ottimo rapporto qualità prezzo, un po' piatto nei profumi e in acidità
€ 0-7
Barbera D'alba Doc 2004_Enrico Serafino_OOO+ (79/100)
buona complessità ma troppo evidente il sentore di legno
€ 0-7
Barbera D'alba Doc 2004_Bera Azienda Agricola_OOO (83/100)
da brillo, ai tempi mi son dimenticato di prendere note aggiuntive
€ 0-7
Montepulciano d'Abruzzo Doc 2003 "Rubino Colle Secco"_Cantina Tollo_OOO+ (78/100)
frutti rossi maturi e spezie. persistenza acidità e mineralità non al massimo. non ha ulteriori possibilità evolutive, tuttavia di buona beva con profumi puliti.
€ 0-7
Danè in pasto ai pesci
Cannonau di Sardegna Doc Riserva 2003_Antichi Poderi Jerzu_(66/100)
quasi eccellente all'olfatto, in bocca è di normale persistenza e caratterizzato da un fortissimo retrogusto amaro. profumi e sapori sono tutti speziati.
€ 0-7
Vino Spumante Brut "Maximiliam I°"_Cantina di Soave_(67/100)
vino tecnicamente sufficiente, ma troppo neutro in tutte le sensazioni/caratteristiche (perlage, colore, profumi, sapori). molto meglio la versione muller thurgau.
€ 0-7
Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Doc 2006_Brogal Vini_(58/100)
il vino che mi ha dato le peggiori sensazioni in tutta la mia vita: scipito, neutro, profumi e sapori sgradevoli. imbevibile anche ghiacciato, e ho detto tutto.
€ 0-7
30.000 ettari, 270 mln di bottiglie; nel campo del vino nessun altro prodotto si presta meglio per un'analisi sociologica, visto che giustamente me la si richiede e per far capire quanto il pensar comune non abbia limiti di campo: siete invitati a cena, oppure cade una ricorrenza in famiglia. così comprate una bottiglia di champagne di marca tra quelle più diffuse, spesa media tra i 20 ed i 30 euro. un po' per la fama dell'appellation champagne, un po' per quanto avete speso (per il consumatore medio 30 euro possono già rappresentare uno sproposito) e con l'idea fissa che a quella cifra il contenuto deve essere necessariamente di ottima qualità, infine un po' perché se tutto il mondo dice che carducci è tra le massime espressioni letterarie italiane allora carducci è tale, vi convincete che state andando sul sicuro. in effetti per una parte dell'analisi è così: metterete al centro tavola la bottiglia acquistata e tutti vi guarderanno con una certa ammirazione per la scelta fatta. inoltre (per i medesimi motivi di cui sopra), una volta assaggiato nessuno avrà il coraggio di sostenere che quello champagne non sia poi così buono, facendovi sentire un emerito stronzo dopo aver cagato (e cagato duro) i trenta denari. eppure una cosa posso assicurarvela: all'interno della fascia prezzo 20-30 euro e tra le etichette più diffuse di champagne, nove su dieci comprerete sempre un prodotto largamente al di sotto di un buon spumante italiano fino a 15 euro. ma da quindici a trenta cosa si paga allora nel caso del più famoso tra gli spumanti? ebbene la fama, il fatto che se siamo dei caproni incapaci di esprimere delle valutazioni coerenti in molti ambiti lo stesso si può dire in enologia e il plusvalore fittizio attribuito dal mercato, quest'ultimo aspetto dipendente dai primi due punti. leggete oltre e capirete come scegliere un buon champagne (ma dovrete sborsare parecchi soldi) e perché alla fine non disponendo di particolari risorse economiche la scelta italiana alla via dello spumante sia ancora la migliore nel rapporto qualità/prezzo.
Classificazione delle uve (vietata la raccolta meccanizzata)
grand cru: ottengono il 100% del prezzo di mercato. 17 comuni (danno vita alle cuvée de prestige e vi costerebbero un occhio e mezzo)
premier cru: ottengono il 90-99% del prezzo di mercato. 38 comuni.
Qualità della spremitura (si preferisce l'uso dei torchi tradizionali)
cuvée: primo mostro estratto dall'uva (usato per i vini di maggior pregio: vin de cuvée. equivale ai 4/5 della quantità max presente in un torchio, c.a. 4000kg)
première taille (seconda spremitura) e deuxième taille (terza spremitura): entrambi presentano livelli di PH e tannino più elevati; sono le spremiture ovviamente di minor qualità, ed usate diffusamente per le marche più comuni. e tutto si fa più chiaro.
Assemblaggi (si usano uve e vini di riserva provenienti da vigne e annate diverse, tranne nel caso dei millesimati e delle cuvée da un solo vitigno: monocru)
Pinot Nero: conferisce corpo, struttura e longevità
Pinot Meunier: resistente al freddo, dagli aromi fruttati con note minerali
Chardonnay: finezza, freschezza ed eleganza
Chi produce lo champagne che comprate?: (basta verificare un nr. stampato in etichetta preceduto da due lettere)
N.M.: Négociant-manipulant (operatore commerciale che raccoglie, compra l'uva, mosto o i vini base che vengono lavorati nelle proprie cantine
R.M.: Récoltant-manipulant (coltivatore che produce lo champagne nelle proprie cantine utilizzando la propria uva)
R.C.: Récoultant-coopératour (socio di cooperativa che aquista vino prodotto dalla stessa e che poi rivende)
C.M: Coopérative de manipulation (cooperativa vinicola che produce e fa maturare lo champagne nelle proprie cantine dalle uve dei soci)
S.R.: Société de récoltants (organizzazione di coltivatori di vino indipendenti che raccoglie ed imbottiglia lo champagne proveniente da uve dei soci)
N.D.: Négociant-distributeur (operatore o società che compra lo champagne già imbottigliato e lo rivende)
R: Récoltant (coltivatore vinicolo che da le proprie uve ad un N.M. che gli restituisce champagne già imbottigliato)
M.A.: Marque auxiliaire: (marca ausiliaria: rivenditore che indica la propria marca sull'etichetta)
quando accenno alle marche comuni mi riferisco in realtà ai prodotti entry level immessi sul mercato dalle case dai nomi più noti, champagne quindi che non appartengono a nessuna categoria particolare (come i millesimati, le cuveé etc..) e tra i quali (praticamente tutti N.M.):
Mumm “Cordon Rouge”: il peggiore di tutti, non vale neppure un quinto del prezzo di vendita. colore opaco e ramato, profumi sgraziati, in bocca è pesante e già vecchio prima ancora di perdere in giovinezza. potete paragonarlo ad una vecchia baldracca truccatissima ed incartapecorita.
Piper Heidsieck: un gradino sopra il cordon rouge, infatti non vale un terzo del prezzo di vendita. solo un po' meno appesantito ma sempre bolso e volgare.
Moet & Chandon, Veuve Cliquot, Laurent-Perrier: valgono la metà del prezzo, ma sono comunque discreti vini con un'accettabile pulizia dei colori, delle essenze e dei sapori.
Discorso a parte:
Moet & Chandon Dom Perignon 1998: champagne indubbiamente di grande eleganza / finezza e quanto di meglio vi viene in mente...se avete 100 e rotte carte da bervi a cuor leggero...
pertanto, non per fare del nazionalismo, ma anche l'esterofilismo ha le sue beghe.
è la regione vinicola più importante e generalmente idolatrata di francia, più di champagne e borgogna. dispone di 110.000 ettari di vigneti e produce poco meno di 900.000.000 bottiglie l'anno. roberto cipresso nel romanzo del vino (consigliato, ed. piemme) ci descrive con chiarezza il parallelismo tra bordeaux e toscana (e tra borgogna - piemonte). bordeaux sarebbe prima di tutto opulenza e potenza commerciale oltre che gustativa (a quanto si dice) dei suoi chateaux più famosi, così come più o meno avviene nella regione del fenomeno supertuscans. dall'altra parte borgogna e piemonte, forse tradizionalmente più legate al concetto di terra, di finezza più che di ostentazione, e che comunque non sono cenerentole. per farla breve il peso storico di bordeaux e dei suoi vini risale, a) al privilegio della posizione geografica che occupa (marittima e fluviale) e che da diversi secoli garantisce la comoda esportazione dei prodotti locali, oltre che l'ostruzionismo (in tempi passati) di quelli altrui. pertanto i francesi sanno essere stronzi anche tra loro. b) a nobiliari legami di sangue che fin dal principio ne favorirono la diffusione precisamente nel mercato forse più importante dell'epoca, quello inglese. da lì all'incirca tutto proseguì in discesa. c) alla qualità dei migliori cru? (termine col quale si indica una zona o più specificatamente un vigneto ad altissima vocazione) pongo l'ultima questione in termine di domanda non essendomi mai potuto permettere l'assaggio dei costosissimi di cui sopra, e per costosissimi s'intendono diverse centinaia d'euro ed oltre a boccia. è proprio da questo aspetto nasce la principale curiosità che ho posto nell'assaggio di alcune delle bottiglie millesimate 2005 che ho potuto trovare. l'annata 2005 per la produzione di bordeaux è stata infatti indicata dagli esperti come “annus mirabilis” (spirito diVino febbraio-marzo 2008), giudizio confermato anche da testate non certo allineate al parlar comune come porthos. sempre spirito diVino ha acceso le mie fin lì flebili speranze di poter accedere a buoni bordeaux senza dover ipotizzare la rinegoziazione del mutuo, recensendo il Kressmann Monopole Bordeaux Rouge 2005 come una delle migliori denominazioni generiche di sempre, attribuendogli 85/100 e confermando un prezzo d'acquisto di soli € 7,50. difatti clima e sti cazzi di contorno sembrano siano stati ottimali nel bordolese nel periodo considerato, tanto da posizionare ad alti livelli la qualità anche dei vini definiti “base” o petit chateau se volete fare i fighi con gli amici. l'appellation bordeaux controlée occupa infatti la posizione più bassa della piramide girondina, in una gerarchia sinteticamente strutturata in questo modo (dal basso verso l'alto): regione (es. appellation bordeaux), distretto (es. appellation médoc), comune (es. appellation pauillac), cru (es. appellation pauillac - cru classé). dei 6 vini in lista 3 sono dell'incoronato 2005, prodotti tra l'altro da nomi notissimi, che sulla carta dovrebbero essere affidabilissimi; vuoi che sappiano metter in piedi sculture liquide da un occhio della testa e poi non sappiano fare un buon bordeaux base? che, ci snobbano? annus mirabilis a me!
BORDEAUX ROSSI
Bordeaux “1725 Réserve” 2006
Barton & Guestier
merlot, cabernet sauvignon - gradi alcolici: 12,5%
fascia prezzo: € 0-7; pagato € 5,99 (Esselunga)
voto: - (64/100)
uno dei negociant (commercianti che comprano assemblano/affinano e vendono) storici. la dicitura 1725 réserve legalmente non significa nulla, non sta pertanto ad indicare un vino “riserva” dalle caratteristiche speciali (occhio!), men che meno in questo caso. il peggiore del lotto. il colore non è brillante (primo segno di scarsa acidità e quindi freschezza al palato), ha un profumo di fragole nascosto tra qualcos'altro di poco pulito e bevendolo sa di acre ed acerbo.
Bordeaux “La Selection – Pierre Chanau” 2005
Union Saint-Vincent
merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc - gradi alcolici: 13%
fascia prezzo: € 0-7; pagato € 4,00 (Auchan)
voto: - (70/100)
un po' meno piatto in freschezza, un po' meno acerbo in bocca, un po' più equilibrato, un po' più presenti gli aromi di frutti. stop. se questo è l'annus mirabilis cominciamo malis.
Bordeaux “Réserve Speciale Collection” 2005
Domains Barons de Rothschild (Lafite)
cabernet sauvignon, merlot - gradi alcolici: 13%
fascia prezzo: € 7-10; pagato € 9,90 (Coop Lombardia)
voto: OOO (75/100)
chateau lafite-rothschild fa parte dell'aristocrazia bordolese. il suo premiér grand cru classé potete sognarvelo come la gnocca di zeudi araya, miserabili pezzenti. ah come godo (pensavo), se il Kressmann prende 85 io a questo gli darò almeno 90 (mi faccio tristezza da solo...). prima bevo e poi mi raspo una sega. ma mi raspo una sega sta sega! a cascata un po' meno e un po' più partendo da quanto sopra. è un buon vino da tutti i giorni e non lo nego, ma per dieci carte al giorno si trova assolutamente di meglio. dal sito dei rothschild apprendo che il taglio deriva da uve provenienti dal distretto Entre-Deux-Mers; leggete cosa dice in proposito robert joseph in vini francesi (che consiglio, ed. mondadori): “...benché la qualità media del vino stia salendo grazie alle attrezzature e alle tecniche di vinificazione delle cooperative, questa non è una zona ideale per la vite, e i vini davvero buoni rappresentano l'eccezione...” col senno di poi è facile, eppure almeno per quello che potete versarvi da questa bottiglia concordo.
Médoc “Réserve Mouton-Cadet” 2005
Mouton-Rothschild
cab. sauvignon 60%, merlot 30%, cab. franc 10% - gradi alcolici: 13%
fascia prezzo: € 10-15; pagato € 11,20 (Auchan)
voto: OOO (76/100)
un altro chateau mito/colosso rientrante nella classificazione dei premiér cru, il massimo grado attribuibile ad un produttore di bordeaux. sulla menzione réserve già sapete. in questo caso parliamo di appellation distrettuale (médoc), quindi le uve debbono/dovrebbero provenire esclusivamente dall'interno del departimento stesso, tra l'altro uno dei più vocati sul globo. ma citiamo ancora joseph: “...il successo del mouton-cadet deve molto all'erronea convinzione che esso sia una versione a buon mercato dello chateau mouton-rothschild (il vino premiér cru, ndr). confrontando le annate dei due vini si capisce subito quale sia il problema con cui si trova a dover fare i conti chiunque produca e venda vini con la generica denominazione di bordeaux. nel pauillac (sottodistretto del médoc, ndr) dove viene prodotto il mouton-rothschild, l'uva matura molto bene grazie alla posizione dei vigneti e al clima adatto.......nei vigneti meno favoriti l'uva giunge a maturazione con molta più difficoltà......” e questa è l'uva usata per il mouton-cadet, che produce il miglior vino tra quelli assaggiati, ma che se non venisse da bordeaux sarebbe venduto alla metà del prezzo proposto. abbastanza profumato, equilibrato, corposo, gustoso, ma senza carattere e soprattutto senz'anima.
BORDEAUX BIANCHI
Bordeaux Blanc “La Selection – Pierre Chanau” 2006
Union Saint-Vincent
sémillon, sauvignon blanc, muscadelle - gradi alcolici:12%
fascia prezzo: € 0-7; pagato € 4,00 (Auchan)
voto: - (68/100)
colore ramato, opaco (non sto facendo complimenti). profumi intensi ma decisamente sgraziati, fatevi qualche snasata e vi verrà il cerchio alla testa. per stordirsi seguo chi usa la colla. il gusto rispecchia l'olfatto. certo l'armonia tra odore e sapore in un vino è una qualità, ma se entrambi sono mediocri c'è solo corrispondenza in negativo.
Bordeaux Blanc “1725 Réserve” 2004
Barton & Guestier
sauvignon blanc, sémillon - gradi alcolici: 12%
fascia prezzo: € 0-7; pagato € 5,99 (Esselunga)
voto: - (72/100)
lo ammetto, avevo già speso diversi dané per le bottiglie di cui ho parlato fino ad ora e per quelle di altre regioni. la delusione generale mi ha spinto a rinunciare allo sperpero di altre preziose risorse nonostante volessi chiudere la lista almeno con due bianchi recenti. così ho vilmente stappato un 2004 dimenticato in cantina, sempre barton & guestier. tutto sommato non è andata male. ancora freschino, neutrino, sa di limone e l'ho bevuto con una frittura di pesce e patate, e scende ancora bene pure se non è un vino da attendere quattro anni. magari su un duemilacinque/duemilasei avrebbe preso due o tre punti in più, ma non v'è certezza. provate e fatemi sapere.
conclusioni: come è andata? per me non benissimo. pur non potendo giudicare il reale valore dei cru più importanti l'impressione che ho è che in generale il vino di bordeaux costerà sempre almeno un po' più di quanto effettivamente valga, indifferentemente dalla fasce di prezzo considerate, sebbene non è solo bordeaux a soffrire di questo male. tuttavia da bottiglie tra i 10 e 12 euro (le migliori) e che mi vengono proposte come alternative “quotidiane”, e cioè come se avessi due o trecento euro al mese da dare ai porci, se non posso aspettarmi il nettare degli dei almeno mi piacerebbe fossero semplicemente buone, e non nel migliore dei casi discrete. tornando allora all'introduzione della serie, per la scelta di un bordeaux (se proprio non possiamo guardare a casa nostra) mi affiderei all'enoteca, magari salendo ancora di prezzo ma potendo contare (si spera) su buone dritte, piuttosto togliendosi solo una volta ogni tanto lo sfizio di una bottiglia mediamente costosa ma “buona”. ho notato infatti che i market, anche quelli più forniti, passano direttamente dalla plebe ai quarti di nobiltà (il più economico di questi è lo chateau-palmer 1999 a 125€ in auchan). il famoso Kressmann che tanto ha agitato le mie notti insonni purtroppo non sono riuscito a trovarlo, tranne che sul web in casse da dodici, ed onestamente non mi sembrava il caso. a meno che il presidente di questo blog non voglia filantropicamente proporre l'istituzione di un fondo réserve speciale destinato a scacco bacco. voto a favore! sto a sparà cazzate eh?
redbaron1991@gmail.com

con questo articolo apriamo una breve serie dedicata al vino francese, o meglio, al vino francese accessibile a noi morti di fame che non possiamo godere singolarmente delle ipotetiche gioie di un cru classé da 500 euro. anche in questo caso mi sono concentrato sull'analisi del vino reperibile al market, per farmi e darvi un'idea di cosa offra l'importazione di questi vini all'interno del mercato italiano di fascia media, e per capire se bordeaux e compagnia, anche nelle appellation (denominazioni) generiche possano davvero regalare un'emozione in più di equivalenti (sempre per fascia) e poco considerati marzemini, barbera, langaroli meno nobili, dolcetti etc solo per fare delle citazioni. le regioni delle quali ho acquistato le bottiglie sono quelle di borgogna, alsazia e lorena, valle della loira, valle del rodano, sud-ovest, bordeaux appunto, e naturalmente champagne. i vini che troverete elencati rientrano tutti nella disciplina delle AOC francesi fondate nel 1935, equivalenti alle nostre DOC ma introdotte solo a partire dagli anni sessanta. troverete anche un paio di etichette di vin de pays, ciò che in italia comprereste sotto la denominazione IGT (indicazione geografica tipica). due considerazioni sono moralmente dovute anche se banalmente scontate: la prima è che il confronto con l'offerta italiana è ovviamente impari; all'interno del proprio mercato il nostro vino la fa da padrone potendo contare sull'accessibilità di tutti i produttori/commercianti ai bancali di vendita (e in questo caso l'accezione di “quantità” è indiscutibilmente un vantaggio positivo), mentre la scelta a cui mi sono potuto affidare si è basata sulle modeste quantità introdotte dagli importatori con destinazione markets. va da sé che restringendo le possibilità di aquisto, diventa matematicamente più alta la probabilità di imbattersi in qualche sonora delusione, partendo dal presupposto che pure in francia il vino è fatto da uomini e non da marziani perfetti. la scelta poi del market piuttosto della più qualificata enoteca, dove sicuramente (anche se non è sempre detto) è più facile farsi consigliare da esperti che possono aiutarci a spendere meglio i nostri soldi (e ciò vale soprattutto nel caso in cui in generale la conoscenza di un prodotto non nostrano è giocoforza più bassa), si basa sulla precisa volontà di verificare un po' tutti i teoremi fino ad ora considerati: mediamente il vino francese di qualsiasi razza sia, è superiore a quello italiano? quando non si padroneggia pienamente un argomento, spendere meno per non sprecare denaro è sempre l'approccio iniziale corretto su cui basarsi? vedremo. in totale sono state valutate circa trenta bottiglie (anche in questo caso non pretendo quindi di elaborare la pietra filosofale sul vino francese, semmai di offrirne uno spunto); se non ve ne fotte un cazzo di vino ma in futuro doveste cambiare idea, apprezzerete che qualcun'altro spesso abbia già buttato via i propri soldi al vostro posto senza bisogno che facciate altrettanto; recupererete quindi queste pagine. la prima puntata è dedicata al mio amico “Guarda Abbiamo Mangiato Mostri oltre Noi”, che se non ricordo male ogni tanto qualche bottiglia di Bordeaux dallo scaffale la pilucca.
carta enografica tratta da © www.academiadovinho.com.br
si fornisce lista mensile di vini sembrati buoni, talvolta ottimi/eccellenti, mediamente reperibili nei market ed acquistabili a cifre inferiori ai 10 €. spesso saranno giudicati vini ben fatti dal punto di vista tecnico, ogni tanto e per fortuna avranno pure dimostrato di possedere un'anima nonostante il prezzo contenuto. sul valore espresso verso le bottiglie considerate si tratta (ovvio) di un'opinione, in quanto tale non v'è pretesa di controfirma dalle schiere angeliche. chi la pensasse diversamente sarà paziente, lo invito con piacere a lasciare un commento o a scrivere (le mie giornate van riempite). sul tema invece se la soglia di 10 sacchi per una bottiglia valida (che bevuta con moderazione può durare almeno 3gg) sia o meno un prezzo contenuto, ho le idee chiare. in caso contrario riflettete su quanto si è disposti a spendere al giorno per brasarsi i polmoni. i voti (a titolo di parametro) sono espressi da O a OOO con dei + di merito, unitamente a quelli in 100esimi per sottolineare le sfumature in ordine di punteggio. ogni O equivale a un testicolo umano: ci sono uomini senza, uomini con uno che è meglio di senza, uomini con due (già abbastanza fortunati) e uomini con tre, cioè quelli che siamo soliti definire: con i “coglioni”. spesso nonostante la sovrabbondanza non sono questi ultimi a cui gira sempre tutto bene nella vita, ma quasi sempre sono quelli con l'anima che anche noi desidereremmo avere. naturalmente sono più rari. quando non incasina il layout di 'sto blog del minchia, si pubblica l'etichetta migliore. buona lista .
marzo 2008
Spumanti
Muller Thurgau “Maximilian I°” - Cantine di Soave (Soave) O+ (79/100)
non esaltante la persistenza, però fine. ottimo con la pizza fatta in casa.
4 € c.a.
Vini Rossi
Sicilia igt Nero d'Avola “Cent'are Duca di Castelmonte” 2005 - Pellegrino (Marsala) – OOO (90/100)
10% Cabernet Sauvignon. equilibrio, armonia, persistenza eccellenti. pepe. passaggio in legno: sì.
5 € c.a.
Valpolicella Classico doc “Santepietre” 2006 – Lamberti_G.I.V. (Fumane) – OO (82/100)
5% merlot. fruttato, in seguito frutti rossi maturi e fiori appassiti.
6 € c.a.
Trentino doc Pinot Nero “I Classici” 2006 - Mezzacorona (Mezzocorona) – O+ (79/100)
frutti rossi maturi. accentuata la nota amara finale.
6 € c.a.
Vino Nobile di Montepulciano docg 2004 – Cecchi (Castellina in Chianti, SI) – O+ (79/100)
frutti rossi maturi, confettura. esce la barrique. bassa acidità.
8,5 € c.a.
Montefalco Rosso doc “Vignabaldo” 2003 – Brogal Vini (Bastia Umbra) – O (73/100)
sangiovese, sagrantino. un po' scarico in acidità e persistenza. forse stappato in fase calante.
5 € c.a.
Danè in pasto ai pesci
Barbaresco docg “Ca' del Re” 2004 – DGL (La Morra) – zero testicoli (64/100)
numerose particelle in sospensione, profumi poco fini e sgradevoli note acide. il gusto segue di conseguenza. tuttavia ad esser ridotti male è potabile, credo.
7,5 € c.a.
“nella cultura antica il vino ha una funzione totalizzante. non è una semplice bevanda ma un vero simbolo della civiltà, un segno che indica lo sviluppo di una società che si autorappresenta come la migliore possibile: il vino, come il pane, è un prodotto costruito, artificiale, che non esiste in natura. indica l'appartenenza ad uno stato culturale che non è più quello della natura selvatica e di coloro che vengono definiti barbari. il vino, che inebria, è anche al centro di importanti rituali che conducono al contatto con la divinità. dioniso (il bacco dei romani) è il suo Dio.”
intervista raccolta da andrea sinigaglia a massimo montanari, docente di storia presso l'università degli studi di bologna
pubblicata su
l'ascolto del vino
di paolo massobrio e marco gatti
ed. comunica (alessandria)_2003
288 pagg., € 12,90
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haroldandmaude in un abbraccio ad una ...
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10 domande a
anti litteram
cumpÃ
dai retta ammé
el hamdoulil lah
feng shui
haikume
harahiri
il mondo ha bisogno di bello
io sarei nato libero
la risposta è vaffanculo
lezioni di artista
miti che decadono
miti che resistono
non scambiamo la merda col purè
quanta melodrammaticità oggi
recensisco ergo sum
scacco bacco
varie ed eventuali
versetti satanici & serafici
